domenica 14 febbraio 2010


Signore, da chi andremo ? Tu hai parole di vita eterna Gv 6, 68


Domenica 14 febbraio 2010
VI Domenica del TO Anno C
† Dal Vangelo secondo San Luca
In quel tempo, Gesù, disceso con i Dodici, si fermò in un luogo pianeggiante. C’era gran folla di suoi discepoli e gran moltitudine di gente da tutta la Giudea, da Gerusalemme e dal litorale di Tiro e di Sidòne. Ed egli, alzàti gli occhi verso i suoi discepoli, diceva: «Beati voi, poveri, perché vostro è il regno di Dio. Beati voi, che ora avete fame, perché sarete saziati. Beati voi, che ora piangete, perché riderete. Beati voi, quando gli uomini vi odieranno e quando vi metteranno al bando e vi insulteranno e disprezzeranno il vostro nome come infame, a causa del Figlio dell’uomo. Rallegratevi in quel giorno ed esultate perché, ecco, la vostra ricompensa è grande nel cielo. Allo stesso modo infatti agivano i loro padri con i profeti. Ma guai a voi, ricchi, perché avete già ricevuto la vostra consolazione. Guai a voi, che ora siete sazi, perché avrete fame. Guai a voi, che ora ridete, perché sarete nel dolore e piangerete. Guai, quando tutti gli uomini diranno bene di voi. Allo stesso modo infatti agivano i loro padri con i falsi profeti» (Lc 6,17.20-26).

Per gli Apostoli e per quelli che propagano il regno di Dio
È evidente dal contesto che Gesù elesse i suoi Apostoli stando ancora sul monte sul quale aveva pregato. Dal monte, poi, discese insieme con essi, e si fermò nella pianura sottostante, dove lo raggiunsero gli altri suoi discepoli, ed una gran folla di popolo, venuto dalla Giudea, da Gerusalemme e persino da Tiro e da Sidone, due città pagane.
C’era, dunque, intorno a Lui una rappresentanza notevole del mondo ebraico e di quello gentile, campo di lavoro che gli Apostoli, allora eletti, dovevano un giorno ricevere. Quel popolo era venuto per ascoltarlo e per essere guarito dalle sue infermità e Gesù pieno di bontà lo consolava, scacciando anche dagli ossessi i demoni che li tormentavano.
Questo proprio avrebbero dovuto fare gli Apostoli nel mondo: annunziare la parola di Dio, guarire le anime inferme, sollevare le umane miserie e cacciare satana. Ma per raggiungere questo altissimo scopo non dovevano ispirare la loro vita alle massime del mondo, ma formarla su quella dottrina mirabile che Egli aveva già insegnata a tutto il popolo sulla montagna.
Egli, dunque, con un amore immenso levò gli occhi verso i suoi discepoli, fermandoli particolarmente sui suoi eletti, e cominciò a parlare cosi: Beati voi, poveri, perché vostro e il regno di Dio. Beati voi che adesso avete fame, perche sarete satollati. Beati voi che ora piangete, perche riderete. Beati voi sarete quando gli uomini vi odieranno, vi metteranno al bando, vi diranno improperi, e rigetteranno il vostro nome come abominevole a causa del Figliuolo dell’uomo. Rallegratevi allora e tripudiate, perché, ecco, la vostra mercede e grande nel Cielo, PERCHÉ COSI FACEVANO AI PROFETI I LORO PADRI.
È evidente da quest’ultima frase che Gesù si rivolgeva ad essi, Profeti del nuovo Testamento, e che li paragonava ai Profeti dell’antico Patto, che propagarono la Parola di Dio e la difesero nel mondo a costo della loro vita. Se avesse parlato a tutto il popolo non avrebbe usato quest’espressione come conclusione di quattro massime fondamentali. Egli volle, però, che tutti ascoltassero su quali basi Egli costituiva la sua Chiesa ed il suo apostolato, perché fossero stati più evidenti, per gli Apostoli e per i loro successori le responsabilità che assumevano di fronte ai popoli e l’esempio di perfezione che erano tenuti a dare.
Non c’e propagandista di un’ideologia che non si assicuri prima di tutto il finanziamento della sua missione.
Tutti i movimenti sociali, anche quelli che sembrano più spontanei e più fondati sull’entusiasmo, hanno direttamente od indirettamente questo retroscena finanziario. Gesù invece mette come base della conquista del regno di Dio la povertà. In S. Matteo, parlando a tutti, disse: Beati i poveri di spirito, perché di questi e il regno dei cieli; era il principio fondamentale della conquista del Bene Eterno: non immeschinirsi nelle panie dei beni temporali; agli Apostoli allora eletti per la conquista del Regno di Dio, disse, applicando il principio: Beati voi, poveri, perché vostro è il regno di Dio.
Non è dunque il danaro che stabilirà la Chiesa, ma la fame della gloria di Dio e della salvezza delle anime; non è il danaro che conquisterà alla Chiesa le genti, ma è lo zelo che divora di amore gli Apostoli. In S. Matteo e detto: Beati quelli che hanno fame e sete della giustizia, cioè della santità, perché saranno satollati, chi desidera di essere santo come se ne fosse affamato è contentato da Dio e si fa Santo; chi è santo poi ha fame della gloria di Dio e della salvezza delle anime, e ne è saziato.
L’apostolato quindi muove alla conquista del regno di Dio senza risorse materiali e con grandi risorse di santità; va avanti non nell’esultanza di chi conquista una posizione nel mondo, ma nel gemito penoso di chi dissoda il campo col suo sudore e lo semina; non tra i fasti dell’umano prestigio, ma tra le contrarietà più aspre e le persecuzioni più violente.
È il carattere dell’apostolato della Chiesa, tanto diverso da quello del proselitismo settario. Si può dire che da questo si distinguono i veri dai falsi apostoli; e perciò rivolto ai mercenari futuri, che avrebbero desolato la sua Chiesa a suono di dollari e di sterline, senza alcuna aspirazione di vera santità, avidi di avventure e di divertimenti, e poggiati sul prestigio delle loro bandiere, disse: Guai a voi, ricchi, perche avete ricevuto la vostra consolazione; guai a voi che siete satolli di beni materiali e di aspirazioni terrene, perché soffrirete la fame di Dio nell’eternità; guai a voi che adesso ridete, tra le gioie e le comodità della terra, perché piangerete e gemerete negli eterni supplizi; guai a voi quando gli uomini vi benediranno, secondandovi ed esaltandovi, perché cosi facevano anche in antico ai falsi profeti.
È un fatto storico che constatiamo noi stessi che le opere di vero apostolato soprannaturale e fecondo hanno costantemente questi caratteri: povertà, dolore, angustie e persecuzioni, ed e una grande gioia per chi le promuove il vedere in questi caratteri il suggello di Dio.
Nella povertà l’apostolato si appoggia alla provvidenza, nel dolore si fonda sull’aiuto di Dio, nelle persecuzioni si purifica e confida in Lui solo; è così che alle povere attività dell’uomo subentrano quelle della grazia, e che, invece di un reclutamento di proseliti, si fa una raccolta di anime per l’eterna salvezza.
L’apostolato non è una semplice propaganda, ma è una lotta col mondo e con l’inferno; perciò suppone l’urto violento del male contro il bene, non solo per i ministri del Signore, ma anche per i fedeli da essi raccolti; perciò Gesù Cristo, rivolgendosi a tutti, determinò quale doveva essere il loro atteggiamento in questi frangenti: A voi che ascoltate io dico: Amate i vostri nemici, riguardandoli come creature di Dio, e fate del bene a quelli che vi odiano, cercando di salvare l’anima loro, e di vincerli con la benevolenza. Benedite quelli che vi maledicono, affinché la benedizione li migliori, e pregate per quelli che vi calunniano, affinché la luce di Dio muti la loro perfida volontà, ed essi riconoscano di errare.
A che gioverebbe una reazione violenta? Servirebbe solo a peggiorarli, a renderli più crudeli, a spingere fino al fondo la volontà scellerata di fare del male, giustificandola con la reazione. Invece di reagire, perciò, ad una violenza, quasi schiaffo dato in una guancia, bisogna presentare l’altra guancia, cioè bisogna mostrarsi eroicamente pronti di subirne altre, pur di non cedere alla prepotenza di chi vorrebbe impedire il bene, ed invece di usare la forza per rivendicare beni temporali, con danno delle anime, bisogna mostrarsi pronti anche a cedere, come uno che si mostra così poco accorato che un ladro gli abbia rubato il mantello, che gli da anche la tonaca.
Ecco dunque l’ambiente nel quale si troveranno gli Apostoli della verità e i fedeli da essi raccolti: si troveranno tra nemici del bene, tra gente perfida, piena di odio e pronta alla maledizione, tra calunniatori, violenti e ladri, che con la calunnia tenteranno distruggere il prestigio della verità, con la violenza tenteranno paralizzarla, e col furto legale, organizzato, crederanno toglierle i mezzi della diffusione. I suoi seguaci, anziché temere queste insidie, si debbono mostrare superiori, confidando solo in Dio ed affidando a Lui la tutela del bene.
Noi siamo testimoni di quello che e avvenuto ed avviene nelle persecuzioni contro la Chiesa; siamo testimoni delle calunnie, dell’odio, della violenza e del ladrocinio dei suoi nemici; molte volte ne siamo anche vittime. Il rimedio e uno solo: subire la persecuzione e continuare imperterriti nelle vie del bene, anche senza mezzi materiali, perché la forza ed il sostegno dell’apostolato e del fedele è Dio solo.
Servo di Dio Don Dolindo Ruotolo

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